Lettere vive, molto vive

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Come vi avevo preannunciato, attendevo l’8 maggio per ritrovare la comunità messicana di Parigi. Jorge aveva avuto una splendida idea, che si incastonava in un’altra splendida idea.

Javier Sicilia ha chiamato il popolo messicano a una marcia silenziosa. Per tre giorni, da Cuernavaca a Città del Messico, si sono uniti per chiedere la fine delle violenze e l’inizio della ri-fondazione della nazione. Più di 80 chilometri a piedi e migliaia di persone. A ogni centro abitato qualcuno che offre da bere, da mangiare, e allo Zocalo di Città del Messico, dall’alba, persone che portano sostegno ai camminatori con caffé e panini fatti in casa.

Qui a Parigi, il gruppo della precedente manifestazione si è ritrovato per spedire delle lettere al presidente Caldéron. Non delle lettere a caso. Ma delle lettere vuote, destinatario scritto a mano e per mittente, in ciascuna, il nome di uno dei morti della guerra dei narcos. Morti che rischiano di essere dimenticati, morti comuni, che domenica hanno scritto al presidente chiedendogli giustizia, per mano di un manipolo di vivi molto vivi…

credits foto: Emmanuel Delaloy

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