Gestes de force et de rage

Ho talmente atteso questa produzione che faccio fatica a parlarne. Mi sono coccolata l’idea, l’ho preparata, l’ho attesa, me la sono vissuta e poi è scivolata via in fretta, come sempre succede. Grazie, Emma, per la condivisione e per avere arricchito i muri del nostro teatro di questi “gesti di forza e di rabbia” che hanno preso un prototipo operistico del XIX secolo e ne hanno fatto qualcosa di veramente contemporaneo e insieme ancestrale. E’ vero, come dici: il potere rischia di rubare l’identità e la cultura del popolo. Direi che il potere, per come si presenta oggi, disgrega il popolo, ci fa vergognare e sorridere pure della parola. Ma, nell’opera, i cori onnipresenti, i tuoi attori, il mitico duetto “Amour sacré de la patrie”, tutto fa pensare che forse per qualche sera, tra le mura di un teatro, su un palcoscenico, ci si può sentire popolo. Sono istanti, è realtà, è finzione, non si sa. Ognuno se la gioca sul campo una volta uscito dalla sala.

Di gran donna in gran donna, il testimone ora passa a Monica Bacelli, già tra le mura per il Re Orso, creazione di Marco Stroppa, per la quale interpreterà (con grande involontaria coerenza con questo post)… la “Voce del popolo”: viene uccisa dal tiranno Re Orso, ma poi ritorna, per essere fantasma, “Verme” che lo rode da dentro fino alla triste fine dell’odiato despota…

ps Grazie anche a Giuseppe e Carmine per la serata a sentire i Subsonica alla Bellevilloise… non di solo Auber vive l’uomo! E non di sola coerenza: posso cantare a squarciagola “Up Patriots to aaaaarms!” e insieme attendere con trepidazione la prima di Re Orso…

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