Non sapete che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta? (Buona Pasqua)

lettera di San Paolo ai Corinzi (5, 6-8)

Non sapete che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta?
Purificatevi dal vecchio lievito, per essere una nuova pasta. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata.
Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità,
ma con gli azzimi della sincerità e della verità.

Tre mesi fa ho ricevuto in dono (in provenienza da un paesino emiliano, di mano in mano e di impasto a impasto da più di ottant’anni) un lembo di pasta madre. Tanto attesa, tanto desiderata, la pasta madre è stata accolta con gioia e abbastanza determinazione a carpirne i segreti. Giunta al periodo pasquale mi sono lasciata tentare dall’idea, nonostante la mia scarsa esperienza, di lanciarmi nella produzione di colombe, per calarmi meglio nell’atmosfera pasquale e vedere cosa si prova a lanciarsi in lunghe lavorazioni, come una volta. In queste immagini e queste righe i miei auguri di buona Pasqua per tutti voi, impastati nelle scoperte e nelle riflessioni di questi giorni.

Mercoledi (I giorno)

La bellezza della pasta madre, per una come me, che è sempre in giro e quasi mai in casa, nasce proprio li’. Nel fatto che resta in frigo come cosa viva ad abitare lo spazio mentre io non ci sono. Cosi’ la casa non è mai veramente abbandonata, né nelle giornate lavorative, né durante le vacanze: lei c’è sempre, e vive (primo insegnamento spirituale). Partendo da Parigi ho fatto il primo rinfresco. Un pezzettino di lei è rimasta nel frigo parigino, un altro pezzetto ha miracolosamente varcato le soglie dell’aeroporto Charles de Gaulle:

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La coraggiosa ha lievitato in alta quota, e, dopo un secondo rinfresco fatto già in casa dei miei a Bologna, è stata, come ricetta vuole, insalamata stretta e costretta in un recipiente. Con mia sorella abbiamo tentato di apporre dei pesi per comprimere meglio il salsicciotto, ma la forza del lievito (altro maestoso e spirituale insegnamento) è più potente di una fruttiera carica di svariati chili.

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Giovedi’ (II giorno)

Il risveglio la mattina ha previsto di recuperare il contenuto più interno del salsicciotto e estrarre poca pasta madre, quella più vicina al cuore, e fare un altro paio di rinfreschi (impasti rinnovando farina e acqua per renderla sempre più reattiva).
Dopo mia sorella è spuntato un altro piccolo aiutante. Il resto della pasta madre non è andato buttato, perché mio nipote ha impastato il suo “mostro”, accanto a me (nella foto “il mostro” e la pasta madre in forno, per l’ennesima sessione di lievitazione)

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Venerdi’ (III giorno)

La sera del giovedi’, con mia sorella, abbiamo fatto il primo impasto (senza robot, tra l’altro, fuori uso nella cucina dei miei): un chilo di farina, zucchero, qualche uovo e olio di gomito e voilà, la prima cosa, dopo due giorni, che puo’ sembrare un impasto. E, durante la notte, il vero miracolo pasquale. Senza che noi possiamo sapere come, a che ora, la pasta si è alzata fino a triplicare il suo volume. Magia e gioia del terzo giorno!

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Le ultime operazioni diventano vorticose e un po’ ansiose: papà come si apre uno stecco di vaniglia? Mi puoi tagliare le arance candite? E voilà, piano piano la fabbricazione delle colombe (oltre ad essere un ottimo modo per avermi per forza in casa a scadenze regolari) è anche un modo per stare con i membri della famiglia, e ricevere il loro provvidenziale quanto imprevisto aiuto.

Le formine di carta per colombe a me sembrano un piccolo miracolo. E’ buffo sorprendersi per cose che ovviamente sono sempre esistite, ma è come se una parte di me pensasse che le colombe nascevano in sacchetti di plastica, impossibili da disgiungere dai loro contenitori di carta… e invece, eccole per l’ultima lievitazione, dopo aver lavorato il primo impasto lievitato con l’altro mix di mandorle, arance e vaniglia:

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Il venerdi’ pomeriggio eccoci pronti per la parte estetica e l’infornata. E’ al fratello che ora tocca l’assistenza nelle ultime fasi. Granella di zucchero, glassa di bianchi d’uovo e mandorle, mandorle intere. E poi, sentirsi ancora incerta e speranzosa sull’esito anche se tutto ormai sembra evidentemente essere andato a buon fine, un po’ come le prime donne la mattina del primo giorno della settimana…

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Ed eccole, profumate e morbide, non hanno niente da invidiare alle loro consorelle nate in questi giorni da mani sicuramente più esperte delle mie.

In questo trionfo della pazienza, della speranza, della determinazione, anche se in gesti cosi’ piccoli e banali, impasto dopo impasto, avendo cura e riparando da spifferi distruttori, si è compiuto il mio cammino verso la Pasqua. E il dono per chi sta ora mangiando le colombe e spero anche per voi che leggete queste righe, è un augurio di resurrezione per tutti sull’esempio del Cristo immolato e del nuovo lievito che irrompe nelle nostre vite, cosi’ forte e misterioso.

Buona Pasqua!
Emmeci’

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